La strage infinita

Giovedì 3 gennaio 2008 – La prima copertina di questo nuovo anno, purtroppo, la devo dedicare alla strage di Torino.

Sì, una strage. Quando sul loro lavoro muoiono sette persone, non è una strage?

L’ultimo morto del rogo alle Acciaierie di Torino aveva un anno solo più di me e ovviamente questa notizia mi ha colpito doppiamente. Una vita stroncata quasi al suo inizio, nel compimento del dovere quotidiano.

Le inchieste faranno luce sulle responsabilità di un evento così tragico. La magistratura ha, sempre, la mia piena fiducia e ancora di più quella di Torino, tradizionalmente attenta ai problemi connessi alla sicurezza sul lavoro. Certo però che i processi mai ridaranno questi operai ai loro cari.

Il problema è che ancora troppo pochi sono i controlli sui luoghi di lavoro. C’è da fare di più, perchè non aumentando gli organici e introducendo pene più severe?

Ma manca ancora, forse, anche una cultura generalizzata della sicurezza del lavoro. Le protezioni, ad esempio, che alcune persone vedono quasi come degli “impacci”, possono salvare la vita.

Beh, non mi dilungo più. Il mio pensiero e la mia solidarietà alle famiglie dei sette operai di Torino e a tutte le famiglie che hanno un caro morto nel compimento del proprio dovere.

L’inaccettabile strage infinita, nel nostro Paese, è quella delle morti bianche. 

8 commenti

  • Fabio

    Temo che questo sia un commento un pò lungo…. spero di non annoiare troppo chi lo leggerà…..

    “L’inaccettabile strage infinita, nel nostro Paese, è quella delle morti bianche. “…… non direi…. la vera strage infinita nel nostro paese è sicuramente quella dei circa 100000 bambini non nati che vengono uccisi ogni anno (ossia, per dirla “politically correct”, le circa 100000 interruzioni di gravidanza a scopo terapeutico per le quali, come diceva un sosia di renato zero, c’è una sola parola: aborto)….

    Comunque questo va al di fuori della presente discussione, quindi Vi prego di considerarlo uno sfogo personale (per ora) e rientriamo nei binari….

    La cosa è complessa e da sindacalista rsu direi che nel 2008 è alquanto vergognosa e sicuramente inaccettabile.

    L’unica “consolazione” (se così si può dire) è che anche all’estero le cose non vanno certamente meglio, anche se tutti cercano di dire il contrario… vi assicuro che nei modernissimi e sicurissimi paesi nordici si muore anche per una porta sbattuta dal vento (parola di cae)…..

    Quello che mi indigna di più, se mi è consentito dire, è il fatto che è vero che 7 morti sono una strage, ma lo sono perchè sono tutti morti nella stessa circostanza e nella stessa azienda.

    La domanda che mi e Vi pongo è questa: “quanti morti ogni anno”? Sembra banale ma se muoiono 7 persone tutte insieme si fa lutto nazionale, si aiutano le famiglie, ecc. ecc; se le 7 persone muoiono una a torino, una a bari, una a firenze e magari non nello stesso giorno, allora si dà la notizia e dopo 2 giorni silenzio completo….. Le 7 vittime di Torino si ricorderanno a lungo (se non sempre) e saranno un caso esemplare, ma chi di noi si ricorda quanti morti ci sono stati nel nostro comune o nella nostra provincia nel 2007?????????

    Un’altra cosa: si infortuna solo chi muore? A fronte di tot morti all’anno, quanti sono gli infortuni, anche banali, che quotidianamente avvengono e (cosa grave) si ripetono incessantemente?

    Se vogliamo partire a risolvere il problema dobbiamo partire “dal basso”, ossia iniziare a ridurre (possibilmente fino ad annullarle) le cause degli infortuni più banali ma che si ripetono sempre, poi alzare il livello fino ad arrivare in cima alla piramide.

    Generalmente si tende a nascondere gli infortuni, sia da parte dei lavoratori sia da parte dell’azienda. Questo lo trovo sbagliato; secondo me ogni infortunio, anche piccolo, dovrebbe essere pubblicizzato il più possibile e reso visibile e consultabile da chiunque.

    Secondo me ogni comune dovrebbe raccogliere tutte le informazioni riguardo tutti gli infortuni e pubblicare e distribuire periodicamente un bollettino con tutti i dettagli….

    Sembra una cosa fuori dal mondo, ma in realtà ogni azienda e ogni lavoratore farebbe propria l’esperienza negativa degli altri e solo così si può arrivare a fare della vera prevenzione…

    Spesso si spendono soldi per cose “mostruose”, belle, sicure al 1000 percento ma inutili, mentre con poco si possono prevedere piccoli rimedi per prevenire quelle che sono le cause della maggioranza degli infortuni, che sono quasi sempre le più banali….

    Ma come può essere possibile tutto questo se vengono incentivate le aziende con meno infortuni in un anno? E’ logico che la tendenza naturale è quella di nascondere e non di prevenire.

    Sapete qual’è la causa primaria di infortuni nella mia azienda (mia per modo di dire…)? Le storte, quelle che si prendono a scendere dai carrelli o attraversare una rulliera, seguita da chi picchia accidentalmente il ginocchio o un gomito in un angolo o in un carrello fermo…. per non parlare di chi si taglia con i trincetti “normali” (quelli gialli) perchè usare quelli antiinfortunistici è una “rottura” e i guanti danno noia, per cui non si mettono……

    La situazione è comunque molto complessa e non si può ridurre a dire che non ci sono controlli o che le protezioni si tolgono, ecc. ecc…. è la solita vecchia storia dello scarica barile…

    I controlli ci sono e le protezioni anche, il problema sta a monte…. come vengono fatti i controlli e da chi? Chi fa le analisi dei rischi? Chi obbliga (dico obbliga) le aziende a investire sulla sicurezza, pena la chiusura totale o parziale? Chi pensa all’adeguata formazione dei lavoratori?

    Teniamo presente alcuni punti:
    1) manca la formazione (se ne potrebbe parlare per mesi, quindi No Comment)
    2) la maggior parte dei lavoratori sono precari e comunque non sufficientemente preparati (idem come sopra)
    3) gli organici sono sempre più ridotti e le persone girano continuamente di mansione e di reparto (mamma mia)
    4) quando ci sono i controlli le aziende lo sanno prima e si preparano al meglio (che controlli sono?)
    5) le analisi dei rischi e la predisposizione delle sicurezze sono fatte da ditte esterne pagate dalle aziende, quindi come fanno a non pensare a far risparmiare il committente a scapito di certe normative? Non avete idea di come si possono aggiustare certe cose per far risparmiare soldi e quante aziende che si occupano di certificazione vengono “licenziate” perchè non sono abbastanza malleabili….
    6) nelle aziende non sindacalizzate chi difende i lavoratori? Qui davvero siamo nel medioevo… basti pensare a tutte le piccole cartiere che sono nella mia zona e che “affittano” le protezioni solo per la giornata in cui sanno che arriva la usl….
    7) nelle aziende sindacalizzate dove sono i delegati “di una volta” (lottatori)?
    8) la gente se ne frega di tutto e di tutti, basta avere i soldi in fondo al mese (o il 9 come nel mio caso). Questo è uno degli aspetti più importanti e che purtroppo riguarda soprattutto i giovani lavoratori.
    9) la sicurezza è sempre (o quasi) vista come uno spreco di risorse e di denaro
    10)….. l’avevo in mente ma mi è scappato, magari lo scrivo un’altra volta

    A tutto questo si aggiunge una legislazione (626) che personalmente ritengo assurda perchè pressochè quasi inapplicabile…..

    Per ultimo, ma non meno importante (anzi…) c’è quella che Marco ha indicato come “cultura della sicurezza” (sintetizzata nel punto 8)…. questa manca e manca per colpa di tutti noi, perchè noi lavoratori siamo i primi responsabili della sicurezza….

    A mio avviso, più si parla di sicurezza e di certificazioni, più si inculca nella testa della gente che il problema è solo aziendale, che è l’azienda che deve risolvere le cose e che non sono “io” a dovermi prendere cura di una particolare situazione che riguarda il mio lavoro e la sua pericolosità…. se in quel posto non c’è la protezione vuol dire che non ce n’è bisogno, o se c’è e mi dà noia allora la tolgo….. se l’azienda è certificata vuol dire che tutto è a posto… questo è sbagliatissimo, perchè porta il lavoratore a sentirsi “sicuro” mentre invece non lo è affatto…..

    Mi sembra di aver scritto troppo… potrei stare qui altre 3 ore, ma preferisco tagliare qua…..

    Fate i vostri commenti, poi ne riparliamo…

    Saluti a tutti
    F.

  • Andrea

    Sorvoliamo sul tuo sfogo perchè oltre che fuori luogo è anche a mio modo di vedere di pessimo gusto.

    Veniamo al dunque di un argometno che mi stà particolarmente a cuore : ” La sicurezza sul posto di lavoro ”

    Mi viene da chiedere al Signor Fabio se abbia mai visto un grosso stabilimento o cantiere industriale. Altrimenti la invito un mese a visitare un acciaieria come può essere la Lucchini o la Magona per contare quante persone arrivano in ospedale CON GLI ORGANI INTERNI IN MANO !!!!!
    Altro che taglio con il trincetto , storte o l’ematoma per la botta nello spigolo…Su via siamo seri non facciamo discorsi populisti che non servano a nessuno, non c’è da accalappiare nessun applauso quà dentro.

    La sua ricetta contro gli infortuni quale sarebbe dunque : Attrezzatura antiinfrotunistica e buon senso ?

    Allora mi prenderò la responsabilità da esperto del settore di sfatare alcuni falsi miti.

    Nei più grandi cantieri di Europa si è diffuso da un bel pò di anni l'”usanza ” di affidare a ditte esterne ma sopratutto terze rispetto agli operai ed alla ditta produttrice la gestione degli ingressi negli stabilimenti. Per entrare un operaio deve presentarsi un Lunedì Mattina, fare il corso sulla sicurezza avanzato, specifico per il modello informazioni rischi dell’azienda in questione , presentasi con l’attrezzatura antinfortunistica e solo dopo gli viene dato il badge per l’ingresso.
    Quindi il primo mito lo abbiamo sfatato gli operai che lavorano la dove si muore veramente sono preparati ed informati e sanno anche come comportarsi in caso di incendio o di fuoriscita di materiale chimico pericoloso come può essere etilene o il che ne sò il mercurio o il cromo. Ogni cantiere ha il suo corso per la sicurezza.

    Gli infrortuni sono maggiori nelle ditte esterne ???? Niente di più falso.
    Se andate all’ingresso della Solvay a Rosignano potete osservare un cartellone luminoso che indica i giorni trascorsi dall’ultimo infortunio e se provengono dalla ditta principale o sterna, il numero degli infortuni delle ditte esterne sono molto ma molto inferiori rispetto a quelli della ditta chiamiamola ” principale “. Tutto ciò ha una motivazione ma richiederebbe una spiegazione piuttosto lunga.

    Il vero problema sono i lavoratori a nero ???? Peccato che nei grossi stabilimetni non possono entrare proprio grazie alla metodologia dei permessi di ingresso.
    Se io Ditta privata Andrea SNC voglio mandare un mio operaio a fare un lavoro su un impianto a Civitavecchia o in qualsiasi altro cantiere, devo fornire tutta la documentazione che attesta la regolarità dell’operaio ossia : unificato temp, iscrizione a libro matricola e certificato medico.

    Bene premesso questo voi direte allora Come mai ci sono così tante morti sul lavoro ?
    Innanzi tutto dov’è che si verifica il maggiorn numero di morti ? Risposta semplice nei cantieri edili, la dove regna il caporalato con gente che porta immigrati clandestini a lavorare a pochi euro al giorno e dove se poi qualcuno cade o muore, nemmeno lo portano all’ospedale per non aver problemi.
    Si muore sicuramente anche per eccessiva competenza che ci fa sentire sempre padroni di tutto quello che può succedere o al contrario per eccessiva incompetenza o imprudenza e questi comportamenti che possono poi portare alla morte, sono trasversali possono avvenire tanto in un grosso cantiere industriale, che in un cantiere edile che in una fabbrica media come una cartiera o che ne sò in un magazzino.

    Ora se proprio vogliamo parlare del caso di Torino caro Fabio, visto che ti pavoneggi di essere un sindacalista, una cosa l’avresti dovuta capire al volo.
    Le tv hanno dato risalto al fatto che gli operai lavorassero da 12 ore.
    E’ chiaro che sarà la magistratura a stabilire i perchè ed i per come questo sia stato possibile.
    E’ chiaro però che se da una vasca di raffreddamento dell’acciaio un sensore non rileva il livello dell’olio e questo trabocca dalla vasca, avrebbe carbonizzato chi stava sotto sia che questo lavorasse da 12 ore sia che questo lavorasse da 5 minuti.
    Il problema che i sindacati dovevano mettere inluce invece di occuparsi dell’orario degli operai è questo ” Un’ Azienda che sta per chiudere uno stabilimento, HA INTERESSE A FARE LA NECESSARIA MANUTENZIONE DEGLI IMPIATNI, MAGARI SPENDENDO MOLTI DENARI ? ”

    E con il problema della mancata manuntenzione che è un altra delle maggiori cause di infortuni colgo l’occasione per salutare Marco e tutti gli amici Democratici.

  • Fabio

    Ciao Andrea,

    grazie per le tue informazioni…

    Mi dispiace se ci sono stati fraintendimenti; ho solo voluto portare la mia esperienza che non fa parte di grandi realtà industriali ma di piccole e medie imprese cartarie e cartotecniche dove si muore poco ma ci si infortuna spesso per piccoli e futili motivi…..

    E’ questa esperienza che ho voluto portare, senza voler ricevere applausi o cose del genere, e con il fatto dei trincetti volevo sottolineare che ci si infortuna anche per le più grosse stupidate…. è chiaro che rispetto a chi arriva in ospedale con gli organi interni in mano la cosa è ridicola e non è paragonabile e me ne guarderei bene dal metterle sullo stesso piano….

    Se si parla di sicurezza, questa deve valere dappertutto, anche nelle piccole realtà dove purtroppo non è scontato avere l’informazione necessaria, la preparazione e la competenza in materia; anzi tutt’altro.

    Hai parlato dei cantieri edili e hai colto nel segno, ma purtroppo sono molto ben diversi da un grande stabilimento industriale…

    Sono d’accordo quando parli di eccessiva competenza e di imprudenza…

    Gli infortuni non sono maggiori nelle ditte esterne; io parlavo di ditte esterne che fanno l’analisi dei rischi e che spesso li fanno non tenendo completamente conto di tutte le normative (questa è la mia esperienza in piccole aziende e non significa che vale in tutti gli ambiti)….

    Lavoratori al nero? Non ce ne sono nemmeno nel mio settore (almeno per quello che so e spero sia così), però molte realtà piccole usano interinali o cooperative per lavori anche “duri” (sempre relativo al settore), spesso senza preoccuparsi se questi hanno o non hanno i giusti requisiti…. ritengo che (imprudenza a parte) abbiano più probabilità degli altri di farsi male….

    Per il caso di Torino, la cosa l’ho capita al volo e se leggi bene il mio messaggio vedrai anche il punto dove dico che la sicurezza per molte aziende è spreco di denaro e di risorse….. la risposta alla tua domanda è ovvia: “Non c’è l’interesse”…

    Sul fatto di Torino poi non volevo fare nessuna polemica sull’episodio, ma solo sollevare il fatto che purtroppo si muore tutti i giorni e non si dovrebbe aspettare casi così gravi per porre l’attenzione sul problema… tutto qua….

    La mia ricetta non è solo attrezzatura e buon senso ma anche informazione, rispetto delle procedure e soprattutto controlli e manutenzione…. mi ripeto: tutto questo non è scontano nelle piccole realtà.

  • Andrea

    Ciao Fabio, grazie per la risposta e per il chiarimento dei concetti da te espressi nel primo intervento.
    Noto purtroppo che in giro c’è un pò di disinformazione sul mondo interinale, per questo avevo pensato di organizzare quando ancora esisteva la Margherita un incontro dove si parlasse delle problematiche relative al mondo del lavoro fra cui anche dell’interinale.
    Tuttavia con mio grande rammarico noto che con la stagione congrerssuale prima e con la nascita del partito democratico dopo non facciamo altre che organizzare eventi nemmeno fossimo un ufficio dell’ Apt. Questa situazione personalmente mi sta un pò stufando sicuro del fatto che alla prossima riunione parleremo ancora di un qualche cosa da organizzare che avrà sì una valenza elettorale ma non politica, di contenuti ormai non si parla più aimè.
    Concludo dicendo che l’ Interinale in questo momento è forse l’unico sistema di intermediazione che sia serio , sicuro e controllato. Io mi occupo di gestione e selezione del personale per la più grande agenzia interinale della Toscana e posso dire che il personale che mandiamo noi , non sono avventurieri allo sbaraglio ma sono tecnici speciallizati, dal montatore meccanico al carpentiere al saldatore argonista che radiografa quanto opera e che salda magari acciai speciali. Le agenzie del lavoro cioè le vecchie agenzie interinali sopperiscono a quello che lo stato non riesce in questo momento a fare con i centri per l’impiego e sopratutto a livello di formazione.
    Organizzano cioè corsi in base alle effettive esigenze di mercato , chi segue quei corsi è così sicuro di avere comunque nonostante il contratto a termine una continuità lavorativa se pur in altre ditte.
    Ho delle grandi riserve sulla trasparenza di molte cooperative, anche perchè queste non sono abilitate a fornire direttamente personale alle aziende ma in realtà dovrebbero offrire un servizio all’azienda utilizzatrice. Il loro rapporto non è quindi di fornitura e somministrazione manodopera ma dovrebbe essere di affitto o gestione di ramo d’azienda o comunque qualcosa di simile.
    Questo però non avviene e comporta il fatto che io quando mando una persona a lavorare in cartiera, faccio alla ditta utilizzatrice un costo orario che tiene conoto del mio guadagno, del guadagno dell’operaio e di TUTTA la copertura contributiva : tfr, ferie, permessi retribuiti , indennita varie ecc ecc che il suo CCNL con il quale viene assunto fa riferimento . Questo sistema reso trasparente da una normativa rigida rende l’interinale molto più sicuro, le cooperative spesso offrono agendo nell’illegalità operai a prezzo stracciato da questo si desume non che l’operaio guadagni meno rispetto al pari grado interinale; guadagnerà uguale quindi il risparmio si concretizza o nei contributi versati o c’è un risparmio sul costo della selezione e delle formazione del personale che evidentemente le cooperative non assolvono.

  • fabio

    Ciao Andrea,
    don sei te che devi ringraziarmi, ma sono io a ringraziare te, perchè quello che dici è molto interessante e diverso dall’opinione che mi sono fatto sull’argomento.

    Infatti fino ad ora non avevo molta stima del lavoro interinale (premetto che non sono un esperto nel settore e la mia opinione si basa molto su quello che apprendo dai vari incontri sindacali e da altre persone che dovrebbero saperne di più); non l’ho mai messo sullo stesso livello delle cooperative, però non l’ho mai considerato una buona soluzione, in particolare per quanto riguarda proprio la sicurezza.
    Inoltre ho sempre pensato che agenzie interinali e centri per l’impiego fossero all’incirca la stessa cosa.

    Quello che dici mi fa molto piacere e sono ben contento di cambiare la mia opinione in proposito.

    Concordo sulla disinformazione e sono d’accordo sul fatto che c’è molto bisogno di informazione e soprattutto di una corretta informazione, perchè magari le notizie ci sono ma spesso sono sbagliate.
    Nel mio primo messaggio ho espresso il desiderio di vedere un giorno pubblicizzati i dati sugli infortuni e non renderli nascosti: se si informa più persone possibili su quello che realmente accade, forse le cose possono migliorare e secondo me sarebbe possibile fare interventi più mirati a certi tipi di rischi che accadono più di frequente…. E’ l’informazione che rende possibile sapere come e dove intervenire al meglio; le regole vengono di conseguenza…. ma questo deve valere anche all’esterno delle aziende e non solo all’interno.

    Se riesci a organizzare qualcosa sull’argomento fammelo sapere, se posso mi piacerebbe partecipare….

  • fabioraffaelli

    Venerdì ho partecipato a un incontro con la USL di Lucca e gli RLS delle aziende del settore cartario sul tema della sicurezza e degli infortuni sul lavoro.

    Tra le altre cose mi ha impressionato un dato fornito da un ispettore usl che si occupa di sensibilizzare lavoratori e aziende sull’aspetto della “percezione dei rischi”.

    Ci ha fatto vedere una statistica sulle diverse cause di morte in italia dove risulta che i morti per fumo sono circa 90000 all’anno, per alcool circa 30000 e per incidente stradale circa 5000.

    Quello che mi ha un pò “sconvolto” è che la percezione del rischio tra la popolazione è altissima per gli incidenti stradali, alta per il fumo, bassa per l’alcool….

    I dati erano aggiornati al 2002, ma non è un fatto di numeri ma di sensibilità…. in effetti anch’io avrei messo al primo posto come fattore di rischio quello degli incidenti, mentre in realtà i dati dimostrano un’altra cosa….

    Il solito tizio ci diceva anche che all’ospedale di lucca il rischio più grave tra gli infermieri è quello delle perforazioni con aghi di siringa.

    Gli infermieri sono i soliti e girano tra i reparti, la formazione è identica per tutti, ma mentre in tutti i reparti ci sono sempre casi di perforazioni, l’unico dove non si è mai verificato un caso è il reparto malattie infettive…….. la domanda è: come mai proprio lì (che dovrebbe essere il più a rischio) non ci sono casi?

    E’ ovvio che se le persone sono le stesse e così la formazione, diversa è l’attenzione che si pone al problema in quel reparto perchè a livello psicologico si ritiene più alto il rischio di contrarre malattie gravi perforandosi con l’ago; in reparti come ortopedia o pediatria la cosa può essere “meno sentita”…. onestamente ci credo in pieno…

    Ho pensato molto alla cosa e in effetti l’aspetto psicologico non è quasi mai affrontato ma può invece diventare determinante…

    Secondo me andrebbe ben inserito nei corsi, facendo ben capire cosa si rischia e quali possono essere le conseguenze di ogni azione…..

    Questo a dir la verità si fa già, ma una cosa è dirla e ascoltarla, un’altra capirla…

    E’ il modo con cui viene fatta recepire la cosa che può dare sensazioni e percezioni diverse a chi ascolta e secondo me bisognerebbe porre più attenzione a questo aspetto….

    Dire che se si fa così o cosà si può perdere la mano piuttosto che il piede o la vita non basta, ma occorre far capire realmente che il rischio è reale e concreto… ad esempio, se invece di dire le parole facessimo vedere la foto di una persona con la mano amputata e quella del rullo che se l’è schiacciata, magari scattate subito dopo l’incidente; se facciamo “vedere il sangue e la ciccia morta”, sicuramente l’impatto psicologico di chi ascolta cambia radicalmente… una foto rende molto di più di tante parole….

    Volevo condividere questa mie sensazioni e avere i vostri pareri sull’argomento…..

    Saluti
    F.

  • Andrea

    Quel che dici secondo me è molto interessante , però non sò se le pubblicità shock sia il mezzo più giusto per combattere il probema, per quanto riguarda il rapporto alcol e guida non sembra aver funzionato molto.
    Io credo che bisognerebbe fare anche un lavoro sulla soglia di attenzione, nel senso che mantenere la concentrazione per un periodo relativamente breve è più facile che per un periodo lungo, non sò in concreto cosa si potrebbe fare se combattere la ripetitività di certe mansioni , aumentare la frequenza delle pause boh questo andrebbe un pò studiato.
    Mi piacerebbe anche che passasse il messaggio che non ci sono immuni agli infortuni e che anche le persone più ” esperte “, quelli cioè che lavorano da molto tempo e che sanno esattamente come utilizzare i vari macchinari sono ad alto rischio .
    Le cartiere sono un ambiente estremamente pericoloso un attimo di disattenzione e si rischia la vita.

  • fabio

    No, non è il mezzo più giusto e non risolve il problema…. però magari può “aiutare a sensibilizzare”, nel senso che quando si legge una procedura scritta non si ha spesso l’idea esatta dei fatti e delle conseguenze, che invece può dare una foto perchè è “reale”, ossia accaduta veramente in una situazione analoga a quella in cui sto operando…

    E’ difficile spiegarlo scrivendo, ma è un pò come dire “se vai a 100 e picchi contro un muro la macchina si disintegra, il volante ti entra nel torace e muori schiacciato”…. se lo leggi è un conto, ma se vedi le foto di un incidente con la didascalia “tizio alle ore x andava a 100 e ha picchiato contro un muro. Queste sono le immagini dell’incidente” può avere un diverso impatto…. Non fa andare tutti piano, ma magari qualcuno può ripensare alle immagini quando vede il contachilometri a 90…. difficilmente ripensa ad uno scritto magari letto velocemente tra una serie di altre raccomandazioni….

    Il rapporto non ha funzionato come cifre, ma quello che voleva sottolineare era la sensibilità al fattore di rischio che si dà a una certa attività rispetto che ad un’altra… senza vedere quei dati si penserebbe che gli incidenti stradali siano una piaga molto maggiore dell’alcool, a cui è associata la dipendenza ma non molto la morte; quei dati hanno fatto invece vedere che i morti per l’alcool sono sull’ordine dei 90000 all’anno contro i 5000 degli incidenti stradali… i fattori cambiano…..

    La soglia di attenzione è un problema reale e molto presente dappertutto e condivido con te… le pause andrebbero aumentate e amdrebberp amcje rispettate quelle che già ci sono e che invece spesso non si fanno o si “bypassano” con forme tipo i nostri “cambi merenda” che di fatto fanno lavorare sottoorganico.

    Sono d’accordo anche sul fatto che non ci siano persone immuni agli infortuni, anzi… quello che hai scritto mi hai fatto pensare a una cosa: chi in genere muore affogato? Chi ha paura dell’acqua o chi invece sa nuotare bene e spesso va al largo? Quando ci riteniamo troppo esperti e conoscitori della propria macchina il rischio aumenta perchè in genere prendiamo meno precauzioni….

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