Primarie, uno strumento non un fine

Un giornale locale mi ha chiesto di scrivere un piccolo articolo sull’istituto delle primarie. Lo pubblico ovviamente anche sul blog, premettendo che le mie considerazioni sul tema sono molteplici, ma ovviamente per motivi “tipografici” ho dovuto compiere un’analisi assai sommaria e contenuta. Non mancheranno occasioni, anche sul blog, per parlare più approfonditamente del tema.  

 

Se oltreoceano, negli Stati Uniti, le elezioni primarie hanno ormai una storia ed una tradizione consolidata (le prime primarie della storia si sono tenute nel 1842!),nel nostro Paese sono una novità molto recente e, almeno per ora, caratterizzante solo il centrosinistra. Sicuramente le primarie sono uno strumento di democrazia, che segnalano una consapevolezza: la scelta della candidatura alle cariche monocratiche (Sindaco, Presidente di Provincia,…) è veramente importante per un partito, che percepisce così tanto questa rilevanza da considerare necessario che essa venga compiuta non più negli organismi dirigenti ma tramite un coinvolgimento il più largo possibile.

In alcuni Paesi tale possibilità spetta solo agli iscritti del partito (le primarie c.d. “interne”) mentre in Italia il centrosinistra e soprattutto il Partito Democratico hanno scelto la formula più aperta, quella di far votare alle primarie non solo agli iscritti ma anche tutti coloro che si dichiarino elettori dello schieramento.

E’ una scelta indubbiamente coraggiosa e innovativa, che però viene da alcuni criticata affermando che, molte volte, le primarie consistono nella “ratifica” di ciò che hanno già deciso i gruppi dirigenti. Basterebbe ricordare il caso di Vendola in Puglia nel 2005, candidato che ha vinto le primarie pur non godendo certamente dei favori del pronostico, per capire che questa critica non sia vera. Questi due casi, insieme a tanti altri, ci insegnano che quando si conferisce agli elettori la possibilità di scegliere non c’è mai un risultato scontato o acquisito in partenza. Altro aspetto positivo da non sottovalutare è che le primarie sono uno straordinario momento di mobilitazione e di presenza quotidiana che porta i candidati e i partiti sul territorio molto tempo prima della classica campagna elettorale e che può consentire alle forze politiche di far conoscere ai cittadini idee, programmi e persone in grande anticipo. Non scordiamoci che anche Obama, inizialmente non certo conosciuto come Hillary Clinton, proprio tramite le elezioni primarie ha avuto mesi e mesi per farsi conoscere e per esprimere le proprie idee.

In Italia il PD è sicuramente l’unico partito che, nel proprio statuto (art.18), afferma con grande chiarezza che “vengono in ogni caso selezionati con il metodo delle primarie i candidati alla carica di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione”,ovviamente qualora vi siano una pluralità di contendenti. Una scelta forte che caratterizza questo nuovo partito, che è nato con le primarie (il 14 ottobre 2007) e che le intende ovviamente non come un fine in sé ma come un importante strumento di partecipazione che consente di scegliere le persone che gli elettori ritengano più adatte per portare avanti le idee programmatiche del loro partito.

Nonostante questo, al PD viene additata una presunta mancata coerenza nell’utilizzo delle primarie: meraviglia il fatto che tali critiche provengano dai partiti della destra che non celebrano da svariati anni un congresso nazionale e che scelgono i candidati alle cariche monocratiche nel chiuso di qualche stanza.

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