Florovivaismo: scommettere sulle eccellenze per #UnaBuonaRegione

Anche il florovivaismo pistoiese ha risentito della crisi economica che ha investito l’Italia negli ultimi anni. Dopo decenni di crescita, a partire dal 2009 il settore vivaistico ha conosciuto difficoltà e fenomeni inediti per questo comparto, come l’utilizzo della cassa integrazione e il fallimento di un’azienda. Una crisi che ha riguardato l’intero settore florovivaistico italiano, dovuta soprattutto dalla contrazione del mercato interno ma anche dalle difficoltà di alcuni paesi importatori. Infatti, negli ultimi anni si è registrata una minore disponibilità di spesa da parte delle famiglie italiane per i prodotti del florovivaismo con pesanti riflessi anche in settori trainanti quali l’edilizia. A questo deve aggiungersi l’alto debito italiano che non consente grandi margini di spesa pubblica. In particolare, le amministrazioni locali hanno ristretto notevolmente i propri investimenti in opere pubbliche in genere e in parchi e giardini in particolare, anche per effetto del patto di stabilità europeo.
In questo quadro, il florovivaismo pistoiese sembra avere reagito meglio del resto del paese alle difficoltà del settore, a dimostrazione della forza e delle competenze uniche che fanno di Pistoia un’eccellenza non solo in Toscana e in Italia ma nel mondo. Anche i dati relativi all’export di piante vive ci rivelano che, a parte il calo subito nel 2013, il vivaismo pistoiese conferma la sua capacità di penetrare i mercati internazionali. Quindi, nonostante la sua storia secolare e un sistema che conta oltre 5500 addetti e 1500 aziende, mostra ancora enormi potenzialità e capacità di crescere.
La crisi non ha colpito, però, il distretto vivaistico in modo omogeneo. In questi anni uno dei problemi più cocenti per le aziende, nella maggior parte dei settori, è stata la dilatazione dei tempi di pagamento lungo le filiere.
Il vivaismo non ha fatto eccezione e le testimonianze degli operatori del settore ci suggeriscono che questo si sia configurato come il problema più grande generato dalla crisi. Una questione che ha interessato soprattutto i piccoli vivai, che sono stati i più esposti alla congiuntura negativa, per le evidenti conseguenze che derivano dalla riduzione delle disponibilità liquide. Inoltre, le difficoltà di accesso al credito bancario aggravano il problema, mettendo a rischio la normale operatività aziendale oltre alla capacità di avviare nuovi cicli produttivi, soprattutto se lunghi. Da questo punto di vista, è sicuramente positivo che il nuovo piano distrettuale preveda la nascita della carta dei valori sui tempi di pagamento, strumento che può contribuire a superare questa situazione. Solo, però, un confronto costante e concreto tra le istituzioni e il distretto vivaistico può condurre a soluzioni tangibili. Con l’occasione, desidero rinnovare gli auguri di buon lavoro a Francesco Mati, nuovo presidente del distretto vivaistico, con il quale avrò il dovere, se verrò eletto, di confrontarmi costantemente. Il florovivaismo è un’eccellenza che ha dato molto a Pistoia ma che, spesso, non ha ricevuto abbastanza. Mi candido per #unabuonaregione che abbia la capacità di riconoscere e scommettere sulle proprie eccellenze.

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