IL MIO INTERVENTO ALLA FESTA DELLA LIBERAZIONE DI PONTE BUGGIANESE

Buongiorno a tutti, ringrazio l’Amministrazione Comunale di Ponte Buggianese nella persona del Sindaco Pier Luigi Galligani per avermi dato oggi l’onore di intervenire alla commemorazione della festa nazionale della Liberazione.
Questa festa fu istituita nel 1946 in corrispondenza del giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamò l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate. Di lì a pochi giorni anche tutto il Nord Italia fu liberato dall’oppressione nazifascista.
Non c’è niente di retorico né di autocelebrativo nella festa della Liberazione nazionale. Ho avuto l’occasione di ascoltare alcune volte questa accusa da parte di alcuni. Penso invece che non ci sia niente di più vivo ed attuale come i valori rappresentati dal 25 aprile.
Anzi, sono proprio le cronache di questi mesi e di questi anni a dirci come sia non opportuno ma necessario ricordare l’importanza della lotta di liberazione nazionale.
Disse Enzo Biagi su questa giornata: “25 Aprile. Una data che è parte essenziale della nostra storia: è anche per questo che oggi possiamo sentirci liberi. Una certa Resistenza non è mai finita.”
Non possiamo infatti pensare che i valori di libertà e di democrazia che l’Italia ha conquistato il 25 aprile siano scontati o acquisiti per sempre. Questo deve averlo chiaro prima di tutto la mia generazione, devono averlo chiaro le generazioni più giovani che hanno avuto la fortuna di nascere, a differenza di altre generazioni, in un Paese libero e democratico.
Ha ragione infatti Pietro Calamandrei: “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.”
I popoli europei, i popoli di quell’Europa dove sono nati due conflitti di portata mondiale nel secolo scorso, ed anche alcuni loro Governi alcune volte sembrano aver smarrito il senso della costruzione europea.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, sulle macerie di un’Europa stremata da due conflitti mondiali in pochi decenni, alcuni Paesi europei tra cui il nostro vollero costruire una Comunità che assicurasse prima di tutto pace e prosperità ai popoli europei.
Grazie a quell’intuizione, a quel sogno nato a Ventotene durante gli anni dell’oppressione nazifascista, i popoli europei hanno vissuto la più lunga stagione di pace della loro storia.
Dimenticarsi tutto questo è un errore imperdonabile. Lo è per i cittadini, lo è per i Governi e le Istituzioni europee chiamate ogni giorno a ricordare e a ricordarsi che il senso più vero e profondo della costruzione europea è stata ed è la pace e la crescita economica e sociale dei popoli europei.
La nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, non a caso nei suoi principi fondamentali, all’art. 11 afferma che la Repubblica “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”
Si sente teorizzare spesso di ritorno agli Stati nazione ma dobbiamo ricordare come i costituenti, molti dei quali partigiani, ebbero fin da subito chiaro come il nostro Paese dovesse consentire limitazioni di sovranità necessarie alla nascita di istituzioni sovranazionali che assicurassero la pace e la giustizia tra le Nazioni, proprio perché erano consapevoli che l’esasperato nazionalismo aveva condotto l’Europa nel baratro della guerra.
Far vivere il 25 aprile nel nostro tempo significa non smarrire il senso della costruzione europea ed il suo valore come antidoto ai nazionalismi che, nati e cresciuti in Europa, portarono i nostri popoli in due sanguinosi conflitti mondiali che hanno causato milioni di morti ed un dolore incancellabile nelle vite dei sopravvissuti.
Superando i confini del nostro continente, ci vengono nuovi spunti per capire quanto siano più che mai attuali e necessari al nostro tempo i valori del 25 aprile.
La triste vicenda del nostro connazionale Giulio Regeni, quanto sta avvenendo in Turchia come dimostra la storia del nostro concittadino Gabriele Del Grande di cui ieri abbiamo festeggiato il ritorno a casa dopo giorni e giorni di un’incomprensibile fermo di polizia, quello che accade ogni giorno al di là del Mediterraneo sono fatti che ci ammoniscono: l’ordinamento libero e democratico che il nostro Paese conquistò il 25 aprile non è scontato e acquisito per sempre. Vedendo quanto accade nel mondo ci rendiamo conto quanto questo ordinamento sia prezioso e come debba essere difeso ogni giorno, perché la storia, che per i romani era maestra di vita, ci insegna che può essere anche messo in discussione.
Non a caso il Presidente Pertini disse: “Ecco oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l’appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia.”
Il 25 aprile è dunque una festa che ci richiama ad un impegno quotidiano, diffuso e militante nei nostri ambienti di vita e di lavoro per difendere i valori di libertà e democrazia dai rischi, sempre diversi, che ogni tempo, anche il nostro tempo, pone rispetto alla loro salvaguardia anche nel nostro continente europeo.
La Toscana, i nostri territori, conoscono bene a quale prezzo fu conquistata la libertà: nell’estate 1944 la nostra Regione fu messa a ferro e fuoco dai nazifascisti, che perpetrarono orrende stragi.
Non occorre dire di più in un Comune come questo che fu cuore dell’Eccidio del Padule di Fucecchio.
Memore di tutto questo, non a caso, lo stemma della Regione Toscana vede il pegaso al suo interno: quel pegaso che era simbolo del Comitato toscano di liberazione e che, come mi raccontava un Sindaco del nostro territorio, in vari paesi era nascosto nelle case e che fu esposto pubblicamente il giorno della liberazione proprio a significare la vittoria sui nazifascisti.
Il legame dunque tra la Toscana e la Resistenza è indissolubile.
Concludo questo intervengo con la poesia che Giuseppe Ungaretti dedicò ai morti della Resistenza:
Qui
vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti
li avessero aperti
per sempre
alla luce
(Giuseppe Ungaretti, Per i morti della Resistenza)

Difendiamo la luce, difendiamo i valori di libertà e democrazia. Buona festa della liberazione a tutti!

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