Piersanti Mattarella. Una luce nella notte.

Su queste pagine racconto unicamente la mia attività istituzionale e politica ma oggi, 6 gennaio, voglio utilizzarle per rendere un mio piccolo ma molto sentito omaggio alla figura di Piersanti Mattarella. Si è parlato molto del tragico omicidio di Mattarella ma, secondo me, si è parlato poco della sua attività politica e amministrativa.
Anche io ne ero all’oscuro fino a due anni fa, quando trovai nella nostra federazione Pd di Pistoia un libro: “Le carte in regola – Piersanti Mattarella, un democristiano diverso” di Pierluigi Basile, edito dal Centro Pio La Torre di Palermo. Un libro di cui consiglio la lettura e di cui citerò vari passi.
Grazie a questo libro ho potuto conoscere per la prima volta la sua attività di amministratore regionale in una terra bella e difficile come la Sicilia.
Come dicevo prima, fino a quel momento avevo una conoscenza sommaria della vita di Piersanti Mattarella o, meglio, conoscevo unicamente le drammatiche circostanze in cui la vita gli fu barbaramernte tolta. Non posso esimermi ovviamente dal ricordarle. Era il 6 gennaio 1980, esattamente 38 anni fa, due anni e mezzo prima che io nascessi. Il Presidente della Regione Siciliana fu trucidato nella sua auto da un killer a volto scoperto mentre stava andando alla Messa con i suoi familiari. Mi hanno sempre colpito queste circostanze: perdere un marito ed un padre è di per sé un trauma ed indicibile dolore, essere testimoni oculari del suo assassinio non può che aumentare questo dolore ed un senso di impotenza di fronte ad un evento così tragico. Tra i primi ad accorrere sul luogo dell’omicidio ci fu il fratello Sergio Mattarella, il nostro Presidente della Repubblica.
Mattarella era nel fiore della vita, aveva solamente 44 anni in quel tragico 6 gennaio.
Per quanto riguarda l’accertamento giudiziario delle responsabilità di questo assassinio, sono stati condannati in via definitiva come mandanti i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci. Nonostante l’omicida fosse a volto scoperto, non esiste una verità processuale sull’esecutore materiale: durante il processo, la moglie di Mattarella, testimone oculare, dichiarò inoltre di riconoscere l’esecutore materiale dell’omicidio nella persona di Giuseppe Valerio Fioravanti, che tuttavia sarà assolto per questo crimine.
Fatta questa doverosa premessa, grazie al libro di Basile ho potuto conoscere l’azione politica e amministrativa di un uomo coraggioso e straordinario per la sua forza e lungimiranza; in questo post voglio ricordare Mattarella condividendo con voi cosa mi ha colpito di essa.

Mattarella ha vissuto la sua esperienza amministrativa, nella sua (troppo breve) vita, nella dimensione comunale e regionale.
Una Regione che, in virtù del suo Statuto Speciale, ha competenze molto più ampie ed incisive rispetto alle altre, competenze che Mattarella seppe utilizzare appieno.
Mattarella è stato assessore al bilancio dal 1971 al 1978 e, dal 1978 fino alla sua morte, Presidente della Regione.
In un’intervista del 1979 dichiarava: «se tutti quelli che parlano di mafia si comportassero per isolare la mafia forse avremmo già fatto un grosso passo avanti».

Sicuramente Mattarella ha fatto cose concrete contro la mafia e la cultura mafiosa.
Mi ha molto colpito l’importanza che Mattarella dava alla programmazione regionale ed al suo legame tra la programmazione ed i bilanci: le risorse si investono non a pioggia o “a spot” ma sulle priorità. Bilanci in ordine e coerenti con la programmazione sono un antidoto anche all’influenza mafiosa, a maggior ragione in una Regione, come la Sicilia, dotata di maggiori risorse rispetto a quelle a statuto ordinario. Non a caso, con Mattarella assessore, per la prima volta la Regione nel 1973 approva il bilancio nei termini stabiliti dalla legge e senza ricorrere all’esercizio provvisorio. Nelle sentenze sull’omicidio Mattarella si cita la testimonianza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella secondo cui, per il fratello, “gli strumenti e i metodi della programmazione erano stati adottati proprio con l’obiettivo specifico di arginare abusi e favoritismi”.
Devo dire che, nella mia esperienza politica, ho sempre dato per scontato l’esistenza e l’esigenza degli strumenti di programmazione: la visione di Mattarella, raccontata in questo libro, però me ne ha fatto capire il senso profondo e la loro utilità.
Ancora più forte la sua azione da Presidente della Regione. Di essa voglio sottolineare due elementi.

In un territorio in cui gli effetti della speculazione edilizia erano e sono visibilissimi, 7 mesi la sua elezione da Presidente fu promulgata la nuova legge urbanistica, che creò grandissime tensioni e per la quale Mattarella fu oggetto di innumerevoli intimidazioni. Era una legge che riduceva l’indice massimo di edificabilità, che passò da 21 mc/mq a 7 mc/mq; l’indice di edificabilità del “verde agricolo”, invece passò da 0,20 mc/mq a 0,03 mc/mq. Nel processo sull’omicidio Mattarella, i giudici scrivono che i testimoni sono concordi nel ritenere che il provvedimento, di cui si discuteva dal 1971, fu «approvato solo grazie all’impegno incondizionato e al prestigio personale del Presidente della Regione».

Il secondo provvedimento che mi ha molto colpito è stata la legge 35/1978: Mattarella volle intervenire in materia di appalti pubblici. Il saggio di Basile afferma che “infatti, venne di molto sfoltito l’albo al quale dovevano obbligatoriamente essere iscritte le imprese per concorrere agli appalti di importo superiore ai cinque milioni. Per effetto della legge, si passò dalle 5.500 imprese iscritte all’albo prima della revisione, ad appena 2.500: un netto dimezzamento. Le 3.000 imprese cancellate erano quelle “imprese fantasma” spesso intestate a prestanome di alcuni imprenditori malavitosi che se ne avvalevano per partecipare alle gare con diverse offerte e, pertanto, con maggiori probabilità di risultare vincitori. Dopo l’approvazione della legge 35 molti «non hanno neppure presentato i documenti per rinnovare l’iscrizione»”.
Terzo elemento che mi ha molto colpito nell’azione di Mattarella è stata la sua attenzione per gli enti locali. Anche qua bisogna ricordare che la Regione Siciliana ha molti poteri e prerogative in materia, assai superiori rispetto alle altre. Innanzitutto Mattarella credeva con forza nel decentramento amministrativo: durante la sua presidenza trasferì molte competenze dalla Regione ai Comuni, addirittura 120 miliardi di lire di capacità di spesa legati alle funzioni trasferite passarono dagli assessorati regionali ai Comuni.

Gli enti locali siciliani erano liberi da controlli prefettizi, sostituiti da quelli della Regione Siciliana. Anche in questo caso Mattarella decise di esercitarli ed il saggio ricorda, a tal fine, le ispezioni che Mattarella ordinò, per la prima volta, nel Comune di Palermo rispetto agli appalti per la costruzione di sei scuole. Anche qua meglio far parlare il saggio di Basile: “dell’ispezione venne incaricato, tramite l’Ispettorato della presidenza, Raimondo Mignosi, che in breve tempo consegnò due relazioni che mettevano in luce delle palesi irregolarità attribuibili all’amministrazione comunale: per ognuno dei sei appalti, infatti, era stato presentato un solo progetto; inoltre, erano emersi dei collegamenti tra i titolari delle sei imprese aggiudicatrici e Rosario Spatola, noto esponente della famiglia mafiosa degli Spatola-Gambino-Inzerillo. Fu subito chiaro al responsabile dell’ispezione che la questione sollevava affari pesanti e delicati e una sensazione di pericolo fu avvertita ben presto anche dallo stesso presidente Mattarella. Un episodio specifico, ricordato da Leoluca Orlando, testimonia del clima pesante e difficile di quei giorni: il presidente Mattarella, in compagnia del suo consigliere Orlando, incontrò il dottor Mignosi, che era nella stanza del suo capo di gabinetto. Avendolo trovato visibilmente scosso e terrorizzato, gliene chiese i motivi. Ne ottenne una risposta inequivocabile: l’austero funzionario era in apprensione per i «fatti pesanti» che stava scoprendo. Ma ancora più chiara e determinata, e forse inaspettata, fu la reazione di Mattarella che, all’ispettore regionale, disse: «Vada avanti, dottore. Tanto tutti sanno che sono stato io a disporre l’inchiesta”.”
Molti si sono interrogati se fu questa ultima decisione di Mattarella a determinare il suo assassinio: al riguardo Giovanni Falcone affermò che “sarebbe veramente riduttivo e soprattutto contrario alla realtà pensare che l’omicidio Mattarella sia stato provocato da uno o più appalti concessi o rifiutati [..]. La manovra moralizzatrice di Piersanti Mattarella era ben più ampia e ben più articolata e cercava soprattutto di fare in modo di rendere la classe burocratico-amministrativa, la classe dirigente siciliana, molto più stabile e coesa, molto meno permeabile ad influenze di qualsiasi genere.”

Penso che l’azione di Mattarella sia di esempio per tutti coloro che, pro-tempore, sono chiamati allo svolgimento di pubbliche funzioni e contiene una forza ed un messaggio di straordinaria attualità.

Ho trovato molto belle le parole del fratello Sergio Mattarella rispetto al fratello: “Ricordare le persone che affermavano il rispetto delle regole per il bene di tutti, il bene comune, e il cui assassinio ha punteggiato dolorosamente la storia del nostro paese, significa condividerne valori e criteri di comportamento: il messaggio che riceviamo da Piersanti Mattarella risiede nella convinzione che la vita va impiegata spendendo bene, evangelicamente, i talenti che si sono ricevuti.”

In un momento, come quello attuale, in cui viviamo una generalizzata crisi di fiducia e questa crisi investe in primis la politica e le Istituzioni, la figura di Piersanti Mattarella è, per tutti noi, fonte di speranza. Un credibile riferimento ed esempio di impegno e concretezza.
Come nel 1980, anche oggi Piersanti Mattarella è davvero una luce che illumina la notte.
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