ZONA ROSSA: HO QUALCOSA DA DIRVI!

ZONA ROSSA: HO QUALCOSA DA DIRVI!

La situazione è dura e preoccupante. Non mi stanco di dirlo alle persone con cui entro in contatto, non mi stanco di dirlo qua.

I nostri ospedali reggono ma stanno sopportando un peso sempre più gravoso: un dato per tutti, nella prima ondata per la cura dei malati più acuti Covid19 il San Jacopo era sufficiente; in questa “seconda ondata” è stato necessario attivare posti Covid anche all’ospedale della Valdinievole, che si sommano ai 20 a bassa intensità del Pacini di San Marcello ed ai più degli analoghi 40 dell’ ex Ceppo.

La situazione è dura per le limitazioni che la nostra vita sociale, familiare, personale deve subire. La situazione è dura per tutte le attività produttive costrette alla chiusura e alla fase di incertezza che esse vivono.

Certo è che non potevamo pensare di affrontare i mesi più difficili (dicembre, gennaio, febbraio) in cui, a causa delle basse temperature, i virus respiratori si diffondono molto, con un sistema sanitario già così messo alla prova. Il trend era ed è sicuramente preoccupante, la curva dei contagi va bloccata. Il sistema sanitario deve continuare a garantire cure per le patologie non Covid: se, sopraffatto da questi ritmi dei contagi, “salta” il sistema sanitario è a rischio la nostra tenuta sociale ed economica. E’ a rischio la nostra vita, è a rischio la comunità. Parola che pronunciamo poco ma che, più che mai, in questo momento dobbiamo riscoprire.

Da oggi siamo in zona rossa. Affronteremo ancora una volta un periodo di regole e limitazioni necessarie per piegare la curva dei contagi. Fino a quando non avremo una terapia farmacologica o un vaccino dovremo “convivere” con questo virus che sta facendo passare a tante famiglie, anche nel nostro territorio, momenti drammatici per i loro cari.

Non sarà un lockdown come quello di marzo/aprile. Restano aperte molte attività, le aziende, tanti servizi, restano disponibili l’asporto e la consegna a domicilio per ristoranti, bar, pasticcerie. Resta aperta la scuola per i bambini più piccoli. Se però non ci mettiamo in testa di uscire solo per spostamenti essenziali, sarà tutto inutile.

Sappiamo che i benefici sul nostro sistema sanitario non si vedranno subito: serviranno diversi giorni in cui mi auguro di sentire resoconti, dalle corsie dei nostri ospedali, progressivamente meno preoccupati ed angosciati di quelli che ho sentito in questi giorni da medici e infermieri.

Dovremo, come Istituzioni, cercare di sfruttare questa fase di “zona rossa” per affinare ancora di più le modalità con cui le attività della nostra vita possano essere quanto più “fattibili” senza creare nuove ondate. Penso ai trasporti, penso alla scuola, penso alle attività sociali. Siamo in un campo nuovo e inesplorato.E’ una strada difficile ma è l’unica da percorrere.

Adesso non è tempo delle polemiche, delle punzecchiature politiche, delle recriminazioni: avremo tempo e modo per farlo e, anche io, dirò come la penso. Adesso è il tempo di affrontare questa sfida: per la tenuta del sistema sanitario, per la nostra tenuta economica e sociale.

Forza! Non molliamo! 💪💪

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