La sanità è il 70 per cento del bilancio regionale, dovrà pertanto occupare il 70 per cento del mio impegno in Toscana.
Non mi piacciono i grandi discorsi e temo che spesso si parli più per sentito dire che altro. Ho 33 anni, ma mi sono già abituato con l’esperienza a essere concreto rispetto agli obiettivi da perseguire:
1- Riforma delle Asl. L’intenzione di portare le Asl da 13 a 3 in Toscana si concretizzerà solo in autunno. Fino ad allora i consiglieri regionali ed i sindaci dovranno lavorare in strettissima sinergia, confrontandosi con gli altri territori per garantire ai cittadini un servizio di qualità e non certo di serie B. Non siamo e non saremo periferia, vogliamo mettere a servizio di tutti le eccellenze che abbiamo nella nostra sanità, a ogni costo.
2 – Ruolo degli ospedali. Non è in discussione l’esistenza degli ospedali, ma la Regione deve saperli ripensare valorizzando le eccellenze di ogni presidio, non solo a livello locale ma in termini di area vasta. La differenza la fa la qualità delle cure, i nostri presidi possono essere riferimenti importanti, su certe specialità, per l’intera Toscana.
3 – Territorio. Le code ai pronto soccorsi e le liste di attesa si snelliscono se i cittadini non si sentono costretti a rivolgersi all’ospedale per ogni bisogno. La rete delle Case della Salute è in gran parte inesistente rispetto a quanto pattuito con i sindaci nel giugno 2013. I nuovi consiglieri dovranno finanziarle. La collaborazione tra medici di famiglia e medici specialisti può contribuire anche per ridurre liste di attesa.
4 – Risorse. Le quote procapite in materia sanitaria sono storicamente minori alla media regionale per la nostra provincia. Abbiamo già fatto grandi passi nella riorganizzazione dei nostri ospedali: pretendiamo di essere sostenuti almeno al pari degli altri territori, come da impegni presi dalla Regione stessa.
A maggior ragione se si considera che la nostra provincia vede tre aree territoriali ampie e variegate, con qualità ed esigenze proprie e specifiche.
5 – Patto con gli operatori. I medici, gli infermieri, le professioni sanitarie, le associazioni di volontariato devono essere valorizzati come protagonisti della sanità e non come strumenti. L’adeguata dotazione organica per mantenere il livello dei servizi deciso nel 2013 è imprescindibile. La sanità la fanno le persone che vi operano.
Per far questo serve presenza, partecipazione dei Comuni e degli operatori, impegno sulle cose ogni giorno.
Con alcune certezze: non siamo e non saremo periferia, e vogliamo una sanità che resti universalistica e non un lusso per pochi.
Questa è la Toscana al primo posto in Italia per qualità dei servizi sanitari: in Lombardia il privato detiene la metà della sanità regionale, con risultati a tutti noti e non certo esemplari.
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