Pescia, ben poca equità nelle scelte di bilancio

Prima di partire da ogni considerazione sul bilancio di previsione 2012, è opportuno ricordare quale è la situazione del Comune di Pescia.

Come riportato dalla relazione dei revisori dei conti, il Comune aveva nel 2010 un disavanzo di circa 1,3 mln di euro; nel 2011 siamo a 1,5 milioni di euro di deficit!

La Giuntaprevede di ripianare il disavanzo con vendite di beni comunali e con gli oneri di urbanizzazione ma i revisori dei conti fanno notare che, nel 2011, erano state previste vendite per 2 milioni di euro ma alla fine i ricavi sono stati solo 67.000 euro circa. Nel 2012, nonostante il quadro economico, il Comune prevede non 2 ma circa 4 milioni di euro di vendite. E’ dunque una speranza o una prospettiva realistica? E se le vendite non avvenissero, cosa succede alle casse del Comune?

Occorre ricordare inoltre che il Comune di Pescia, dall’autunno del 2009, utilizza lo strumento dell’anticipazione di cassa da parte del tesoriere, di solito utilizzata per poter far fronte a pagamenti urgenti ed indifferibili in situazioni di carenza temporanea di disponibilità liquide.

A Pescia l’andamento di tale anticipazione è stato il seguente: su una capacità di circa 4 milioni di euro di anticipazione, nel 2010 si è ricorso a questo strumento per circa 2 milioni di euro, nel 2011 per circa 2,8 milioni, nel 2012 per circa 2,5 mln. Infatti i revisori chiedono espressamente al Comune di essere informati, nel giorno 10 del mese, sugli andamenti di tale richiesta di liquidità per evitare “sforamenti”. C’è da ricordare comunque che il Comune paga comunque un tasso di interesse, seppur basso.

L’assessore Mechelli, in Consiglio ha comunque parlato di una forte equità nelle scelte di bilancio della Giunta.

Bisognerebbe capire dove si trova l’equità. Facciamo l’esempio dell’addizionale Irpef, a cui quest’anno si aggiunge l’Imu.

Berlusconi nel 2008 abolì l’Ici sulla prima casa, affermando che lo Stato avrebbe reso ai Comuni gli importi mancanti. In realtà lo Stato ha reso in realtà ai Comuni solo 50% delle mancate entrate e, anche per questo, la destra aveva poi introdotto nel marzo 2011 l’Imu che il governo Monti ha dovuto anticipare nella sua efficacia in quelle settimane di novembre/dicembre 2011 quando il Paese si trovava sull’orlo del baratro.

Di fronte all’introduzione dell’Imu, che riguarda i beni immobili, un intervento vero di equità poteva riguardare l’addizionale Irpef, che attiene a tutti i redditi.

A Pescia, alla faccia dell’equità, si è deciso di portare l’aliquota dell’addizionale Irpef dallo 0,5 allo 0,8% per tutti i redditi sopra i 15.000; per i redditi compresi tra 11.000 euro e 15.000 euro rimane lo 0,5%; si conferma la no tax area introdotta dalla precedente amministrazione per i redditi fino a 11.000 euro.

Alcuni Comuni contermini a Pescia hanno deciso, per fare davvero una scelta di equità, di aumentare la no tax area a 15.000 euro, per dare un supporto concreto alle fasce sociali più deboli. A Pescia una scelta come questa avrebbe riguardato centinaia e centinaia di cittadini.

Inoltre si potevano graduare le aliquote a seconda del reddito, nell’ottica di “paghi di più chi ha di più”. Così non è avvenuto, si è deciso il massimo consentito dalla legge per tutti.

Ma in termini concreti, cosa significa?

Con le scelte della destra pesciatina, un contribuente con un reddito di 16.000 paga in più rispetto al 2011 48 euro; con 20.000 euro 60 euro in più; con 28.000 euro 84 euro in più; con 35.000 euro, 135 euro in più.

Facciamo un’altra ipotesi: no tax area sui redditi fino a 15.000 euro e aliquota progressiva sopra lo 0,5% sugli altri scaglioni di reddito (0,8 solo per i redditi sopra i 75.000 euro, scaglione massimo di legge).

In questo caso: redditi fino a 15.000 euro risparmiano, rispetto al 2011, 75 euro; un reddito di 16.000 euro, risparmia 14 euro; si inizia a pagare in più rispetto al 2011 solo per i redditi di 35.000 euro, ma anche in questo caso 87 euro in meno rispetto alle addizionali scelte dalla destra pesciatina.


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